<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5976513422642969721</id><updated>2012-02-01T11:16:41.762-08:00</updated><category term='Giovanni Cara'/><category term='loi'/><category term='Una bellissima storia'/><category term='davoli'/><category term='casa-famiglia'/><category term='poesia'/><category term='Filippo_Davoli'/><category term='Davide Rondoni'/><category term='garzanti'/><category term='antologia'/><category term='Filippo Davoli'/><category term='extracomunitari'/><category term='rondoni'/><category term='libro'/><category term='Il Bar del tempo'/><category term='educatore'/><title type='text'>padano piceno</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://padanopiceno.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5976513422642969721/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://padanopiceno.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>padanopiceno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15258218840259135819</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-_yF_iubB7K8/TymPkQIUB9I/AAAAAAAAAYM/K4WB6oE1wiE/s220/2005%2B-%2B04.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>7</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5976513422642969721.post-7920424536754015211</id><published>2009-11-04T01:34:00.000-08:00</published><updated>2009-11-04T01:34:52.032-08:00</updated><title type='text'>da "Alla luce della luce" (Nuova Compagnia Editrice, 1996 - introduzione di Franco Loi)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SvFG9bTwu1I/AAAAAAAAARg/v17qRezpi6s/s1600-h/1996.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SvFG9bTwu1I/AAAAAAAAARg/v17qRezpi6s/s400/1996.jpg" vr="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;1. &lt;em&gt;L’amore mi ha condotto a questi volti&lt;/em&gt;. Davoli fa questa citazione tra le strofe dedicate al matematico e sinologi Matteo Ricci? Sul misticismo non spetta a me dire parole nuove. Mettersi in attesa davanti al mistero delle cose, dell’uomo, del mondo, è proprio di ogni poeta, e non solo del santo. E in tutt’e due i casi, è il solo modo per portare un vero aiuto all’uomo. Non c’è vera poesia e non c’è autentica santità senza un atteggiamento mistico, senza accostarci al silenzio, dal quale, solo, proviene la voce e la parola; nel quale, solo, si giustifica l’azione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me pare opportuno accostare questa citazione all’altra, evangelica, interpretata dal Cantalamessa, che si riferisce al distacco “dall’amore di Dio” che il Cristo sente angosciosamente tra gli spasimi della croce. Ecco, a me pare che tutta la poesia di Filippo Davoli sia un perenne tentativo di esprimere, nel corpo delle cose e delle esistenze, la compresenza del vuoto e del pieno, dell’oscurità e della luce – e insieme un’attitudine all’amore, che è poi anche in un poeta compassione di sé, e slancio al dialogo con l’ignoto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Madonna mia che freddo / che bel freddo…&lt;/em&gt; dice un verso, ed è appunto in questa vocazione ad afferrare l’antitesi il senso del suo poetare. &lt;em&gt;Cerco me / in te che non ci sei&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Attendo gli esiti che non giungeranno&lt;/em&gt;, e così via, in un protendersi da un vuoto verso un vuoto ma nel colmo di una speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Ne abbiamo parlato a lungo nei nostri rari incontri: la tendenza è il silenzio, un rarefarsi della parola per alludere all’evento dentro la vita. Nella poesia la parola non è mai superflua: o è strettamente ed efficacemente legata all’essenza o è voluta dal ritmo e dal metro: c’è una legge di sostanza e di musica. Per Davoli tutto ciò è quasi ovvio. Ma il poetare in lui ha anche una necessità intima, rispondere alla provocazione dello spirito, rendere scarni gli strumenti, letterari e umani, all’ardua e flebile voce che dice: &lt;em&gt;Smettiamola / vado ripetendo perché l’attimo / del distacco sia almeno, almeno quello / l’unico atto d’amore&lt;/em&gt; azzarda nel momento del “naufragio”. Ed è questa caparbia volontà di significato e di presenza a caratterizzare la personalità del poeta e il suo “fare”, mentre, insieme, gli affiora, ben oltre l’attitudine e la preparazione letteraria, la verità dell’impotenza della parola in se stessa: &lt;em&gt;Si sfanno le parole / come briciole di pane.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. La citazione iniziale evidenzia la malinconia dell’”essere lontani da Dio” e tuttavia la convinzxione di dover amare, di confermare il primato dell’amore – che è movimento verso – la volontà di uno scambio con le creature. &lt;em&gt;Ma non è questa la poesia / forse nemmeno si scrive&lt;/em&gt;, inizia la penultima lirica in fondo al libro. Anche Noventa raccomanda ai poeti: &lt;em&gt;Serché più in là&lt;/em&gt;. Giacchè non nella poesia è lo scopo, pur se anche la poesia inerisce ai fini umani e divini, anzi, è necessaria alla memoria, orientamento verso il fine, sguardo a quel “più in là” che incatena il mistico. Non mi piace la “sistemazione” letteraria e non ho presunzione critica né propensione ai riferimenti e alle somiglianze. Certo, Sereni è presente in questo libro. C’è la sua ritrosia al dire ciò che intimamente lo muove, c’è il suo senso del vuoto e dello smarrimento – si pensi al “Belvedere” di “Stella variabile” – c’è la dimensione inquieta dell’altro – l’amico, la donna, il paesaggio – e c’è, soprattutto, una tradizione ermetica, malgrado sia Sereni che Davoli ne rifiutino le premesse teoriche. Del resto, sappiamo che un’epoca raccoglie le somiglianze stilistiche più di quanto appaiano ai contemporanei e indipendentemente dalle intenzioni. Ma preferisco riconoscere in Davoli quell’atteggiamento così ben espresso in una poesia postuma di Franco Fortini: &lt;em&gt;Vieni tu, vieni accanto, voglio dirti / qualcosa che ricorderai&lt;/em&gt;, cioè la disposizione al dialogo, la costante utopia di un interlocutore, più o meno privilegiato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Non possiamo tuttavia porre in secondo piano – il mio “noi” è riferito al lettore – la propensione di questo poeta a farsi medium verso l’ignoto, a oltrepassare i limiti di una convenzionale descrittività o di una mentale conoscenza. Anche la rappresentazione della materia, della natura, dei corpi, tende a svelarne le essenze, capirne i significati riposti: &lt;em&gt;Fissano le tue mani le tue rose / cinte d’acqua e i tessuti che già frusciano / lievi di te&lt;/em&gt;, sussurra in una bella poesia, e c’è un accenno all’intelligenza delle mani e delle rose e una compenetrazione tra le creature; e sillaba più avanti: &lt;em&gt;Poi, a un tratto, forzare l’uscio, darsi / una fessura sul mondo&lt;/em&gt; e ancora sinteticamente: &lt;em&gt;Amare l’attimo prima dell’attimo di andare&lt;/em&gt;. Sì, rimembranza leopardiana. Ma anche l’intuizione che non è così naturale il nostro guardare il mondo, che ci si dà uno sguardo, che, come una ferita, apriamo sempre un varco tra le nostre abitudini e il nostro modo di subire la natura per, finalmente, vederlo, il mondo. Non sono gli occhi che guardano, ma noi che spostiamo lo sguardo col mutare della nostra coscienza. E quell’amare l’attimo prima dell’attimo ancora somiglia al prima del dì di festa, ma lo sposta nella continuità – non c’è festa che delude, ma un’incessante amare l’attimo prima, l’intensità di cogliere la vita e abbracciarne l’eternità. Sintomatico è quanto mi permetto di stralciare da una lettera di Filippo: “E dire che la bellezza della nostra vita sta proprio in questa precarietà, che ha la sua segreta ma incontrovertibile dimensione di dolcezza; e che, come tu sai bene, proprio dalla precarietà del nostro Io nasce la consapevolezza di essere eterni, questa fantastica e semplicissima scoperta che si rinnova ogni giorno…”. Perciò non occasionale la citazione di padre Matteo Ricci, ma una consonanza profonda, una fratellanza nell’umiltà e nella cecità visionaria della fede: &lt;em&gt;E la notte veniva a perdifiato, / e cresceva domestica, annientata, / nel tuo dolore di carne e di tempo, / la pienezza di quella Luce…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Non c’è acquietamento, né consolazione! La pienezza di quella Luce non toglie il dolore, anzi lo acuisce, perché accresce la pochezza del nostro rispondere alla Sua volontà. Appunto dall’interno di una sofferenza, che la carne crea a se stessa, si scopre la pienezza, buona e immortale, della madre Luce, e la nostra impotenza a risponderle, ma anche la sua dolce benevolenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Non vorrei che le mie parole giungessero sproporzionate o inopportune alla modestia piana di questa poesia. Ma preferisco, in ogni occasione, sottolineare l’ampiezza del sentire e dei propositi entro cui si muove il poeta, evidenziare gli strati intimi di un nostro comune sentire e dialogare, tra le disperazioni che pure ci tormentano, le quotidianità che ci tengono prigionieri o di cui ci facciamo prigionieri e quegli aquiloni di speranza &lt;em&gt;che ristagnano / legati a un filo che non si spezza mai&lt;/em&gt;. Sì, poesie d’amore per una donna, momenti sfuggiti al quotidiano, ricordi, brevi ritratti, e poi amici, la città, il paesaggio, le riflessioni. Sono tanti motivi che spingono l’uomo a dire. Ma, attraverso questa memoria del vivere, emerge un incessante richiamo, sia pure venato di malinconia o portato dal vento che sferza la solitudine, alla fiducia, al ricordo di sé, all’attenzione, al rispetto per la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Franco Loi&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;-------------------------&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;MATTINATA &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cerco nel letto sfatto&lt;br /&gt;il calore della tua sagoma&lt;br /&gt;le pieghe come di carta&lt;br /&gt;che ha segnato il tuo corpo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e cerco me&lt;br /&gt;in te che non ci sei&lt;br /&gt;qui nella pagina bianca&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;---&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;NOTIZIA &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quando scriverò che fanno &lt;br /&gt;gli altri? non rispondermi&lt;br /&gt;le solite cose la piazza il bar&lt;br /&gt;quel riottoso ciarlare di bottega&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;fammi sapere che s’è aperto un varco&lt;br /&gt;stabilito un contatto&lt;br /&gt;che un guscio s’è dischiuso.&lt;br /&gt;Alta la voce e poca&lt;br /&gt;e vera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---&lt;br /&gt;LE TUE ROSE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fissano le tue mani le tue rose.&lt;br /&gt;A sghimbescio col mondo per i viottoli&lt;br /&gt;d’alta campagna accorre al suo buon grido&lt;br /&gt;di vergine l’odore della pioggia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fissano le tue mani le tue rose&lt;br /&gt;cinte d’acqua e i tessuti che già frusciano&lt;br /&gt;lievi di te. Nudità di cui sei&lt;br /&gt;d’ombra penombra, di riposo grido,&lt;br /&gt;libro di voce, di te stessa me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Talvolta tra le serpi in convulsione&lt;br /&gt;appare un rado stormo di ginestre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--- &lt;br /&gt;IN ITINERE &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essere come vento, in un andarsene&lt;br /&gt;oltre se stessi, all’uomo, alle ferite&lt;br /&gt;che si trascina addosso, mendicante&lt;br /&gt;sazio di tutto. Ama, Padre, i ricchi&lt;br /&gt;soli che non conoscono il perdono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---&lt;br /&gt;FESTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non è questa la poesia,&lt;br /&gt;forse nemmeno si scrive. La nostra&lt;br /&gt;passa sull’acqua come le cose&lt;br /&gt;che muoiono, per le altre &lt;br /&gt;già morte. &lt;br /&gt;C’est tout.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---&lt;br /&gt;Am fussia liberé, lizènd i liber…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incò a pèr pers al viver, mort al vers…&lt;br /&gt;Altro è la vita, è in un andare verso&lt;br /&gt;la vita, verso il giorno. E non è qui.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5976513422642969721-7920424536754015211?l=padanopiceno.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://padanopiceno.blogspot.com/feeds/7920424536754015211/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://padanopiceno.blogspot.com/2009/11/da-alla-luce-della-luce-nuova-compagnia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5976513422642969721/posts/default/7920424536754015211'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5976513422642969721/posts/default/7920424536754015211'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://padanopiceno.blogspot.com/2009/11/da-alla-luce-della-luce-nuova-compagnia.html' title='da &quot;Alla luce della luce&quot; (Nuova Compagnia Editrice, 1996 - introduzione di Franco Loi)'/><author><name>padanopiceno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15258218840259135819</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-_yF_iubB7K8/TymPkQIUB9I/AAAAAAAAAYM/K4WB6oE1wiE/s220/2005%2B-%2B04.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SvFG9bTwu1I/AAAAAAAAARg/v17qRezpi6s/s72-c/1996.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5976513422642969721.post-5966552651297505964</id><published>2009-11-04T01:11:00.000-08:00</published><updated>2009-11-04T01:12:59.273-08:00</updated><title type='text'>da "Un vizio di scrittura" (Stamperia dell'arancio, 1998)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SvFDioaCxUI/AAAAAAAAARY/_bz8xVaX-w4/s1600-h/1998.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SvFDioaCxUI/AAAAAAAAARY/_bz8xVaX-w4/s320/1998.jpg" vr="true" /&gt;&lt;/a&gt;Quinto libro poetico di Filippo Davoli (Fermo, 1965: coinvolto in una rivista viva come la pure marchigiana "Ciminiera"), rappresenta un primo approdo di rilievo, entro una storia in deciso crescendo. A ciò giova il rapporto tra una solida cultura letteraria (con tanto di uso del latino e la memoria forte di Michelangelo poeta) e lo stupore che provoca l'intreccio di storia e natura, dentro il sublime creaturale - assieme erotico e religioso - dei corpi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;(&lt;em&gt;Alberto Bertoni &lt;/em&gt;in &lt;em&gt;Trent'anni di Novecento, &lt;/em&gt;Book Ed., 2005)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Amicizia&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altra cosa i quaderni, altre parole&lt;br /&gt;nella tua casa franca di frontiera&lt;br /&gt;varcata a metà marzo dalla scuola.&lt;br /&gt;Ma era notte e da te c'era il dolore&lt;br /&gt;portato sobriamente, con rispetto.&lt;br /&gt;Che tempra, il vostro cuore, che fedeltà!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A ridosso del porto c'era un gorgo&lt;br /&gt;fatto di fughe ed empiti. I tuoi cani&lt;br /&gt;lo guardavano vergine disfarsi.&lt;br /&gt;Poi nella stanza fresca attorno al fuoco&lt;br /&gt;la voce di tua madre riportava&lt;br /&gt;antichi accenti di solarità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Salve festa dies&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oh, come limpida scende la notte&lt;br /&gt;e tutta di candore si fa&lt;br /&gt;e ogni pioggia la batte&lt;br /&gt;umida di silenzio e di fari.&lt;br /&gt;Si sente nell'aria odore di giorno&lt;br /&gt;quei crepuscoli estivi riaffioranti&lt;br /&gt;nella memoria&lt;br /&gt;le brezze gelide in attesa del sole.&lt;br /&gt;Oh, che verrà la luce...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5976513422642969721-5966552651297505964?l=padanopiceno.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://padanopiceno.blogspot.com/feeds/5966552651297505964/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://padanopiceno.blogspot.com/2009/11/da-un-vizio-di-scrittura-stamperia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5976513422642969721/posts/default/5966552651297505964'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5976513422642969721/posts/default/5966552651297505964'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://padanopiceno.blogspot.com/2009/11/da-un-vizio-di-scrittura-stamperia.html' title='da &quot;Un vizio di scrittura&quot; (Stamperia dell&apos;arancio, 1998)'/><author><name>padanopiceno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15258218840259135819</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-_yF_iubB7K8/TymPkQIUB9I/AAAAAAAAAYM/K4WB6oE1wiE/s220/2005%2B-%2B04.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SvFDioaCxUI/AAAAAAAAARY/_bz8xVaX-w4/s72-c/1998.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5976513422642969721.post-69099810780306372</id><published>2009-05-26T10:28:00.000-07:00</published><updated>2009-09-18T16:14:39.629-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Bar del tempo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filippo Davoli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='poesia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giovanni Cara'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Davide Rondoni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Una bellissima storia'/><title type='text'>da "Una bellissima storia" (Stamperia dell'arancio, 2000)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SrQUNIpIpxI/AAAAAAAAAPo/n_FKJ6Wdja8/s1600-h/2000.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" iq="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SrQUNIpIpxI/AAAAAAAAAPo/n_FKJ6Wdja8/s320/2000.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Dopo avere letto &lt;em&gt;Una bellissima storia&lt;/em&gt; ed esserne rimasto piacevolmente impressionato, ho voluto incontrare l'autore. Una volta è naufragato lui, dal mare d'acque, a Cagliari. Una seconda volta sono andato io a Macerata: entrambi abbiamo così gustato i sapori e aspirato i profumi dei nostri luoghi, sicché le pagine si sono animate di preziosi dettagli d'esistenza. Da Macerata a Recanati, dove Filippo mi ha accompagnato con la piacevolezza affabulatoria di cui è dotato, il cammino è breve su per le strade che circondano i colli dolci e ondosi, come Filippo ama dire, del maceratese. Due mari, allora, uno d’acque e l'altro d'erbe, il mio e il suo, che ci accomunano nel movimento corposo e morbido delle parole. Con Filippo, sul Colle dell'Infinito, ho compreso - direi meglio, preso, afferrato e portato via con me - quel viatico straordinario che è l'ultimo verso dell'Infinito.E il naufragar m'è dolce in questo mare: le parole covano nella sensibilità, filtrano dalla ragione ma radicano profondamente nel loro lento sedimentare sui luoghi del nostro vivere. Non avevo mai pensato a quanta vita dei colli recanatesi, che Leopardi aveva dinanzi agli occhi, palpitasse in quel verso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;La poesia di Filippo è così: è vita, prima di tutto. E poi è parola, una parola che si incarna - profeticamente - per ritornare alle cose, agli uomini, al dialogo fitto ed agli incontri. "La vita è l'arte dell'incontro", ama dire Filippo citando Vinicius de Moraes. Aggiungerei io, parafrasando, che per Filippo anche la poesia, in quanto strumento, in quanto accidente che al poeta è toccato in sorte d'avere, è arte dell'incontro. Banale sillogismo ci porta ad inferire che senza la vita, senza il movimento talvolta amaro delle cose, la poesia è parola vuota, fine a sé stessa, che non si incarna.Incontrare gli altri, comunicare, è spesso faticoso. Implica uno spostamento non solo fisico ma anche - soprattutto - interiore. E l'immagine del cammino, della ricerca che conduce all'incontro che poi va coltivato col dono sacro della parola è carissima a Filippo. Anzi, direi che sostanzia la ragione stessa del suo ultimo libro, &lt;em&gt;Una bellissima storia&lt;/em&gt;, dove già per sé la storia è un percorso lungo le proprie strade e per i propri luoghi. Luoghi che non sono mai concepiti come vuoti, solitari; sono intensamente abitati da mille destini che Filippo incrocia: dediche, citazioni, riferimenti alla quotidianità di una comunità rendono i suoi versi una bellissima città a misura d'uomo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Vorrei qui fare un breve cenno, per spiegarmi e restituire l'immagine che ho avuto nel vedere i collages di Filippo, proprio alle sue composizioni figurative, dove si insiste su qualche immagine reale o appartenente alla nostra tradizione pittorica usandola come sfondo, per "incollarvi" o riprodurvi con la tecnica del fotomontaggio profili a lui noti, sagome e ritratti di persone che hanno avuto un tratto significativo nella sua vita e che rappresentano la ricerca delle sue radici. Le piazze, i locali, le stanze vuote si animano della sua gente. Della sua comunità.La medesima impressione possono darci i suoi versi con una magica suggestione evocativa e pittorica. Il suo camminare diviene tuttavia il nostro camminare, ché diversamente la poesia non si incarnerebbe. Un cammino attraverso il tempo e lo spazio, una storia di incontri, perdite, nostalgie, miracoli imprevisti e gesti minimi che poi divengono emblematici. Così, anche il tema dell'incontro può avere il duplice valore della magia e dell'incanto da una parte, della sofferenza e del distacco dall'altra. Gli incontri sono imprevisti, ci capitano tra capo e collo, proprio come i libri. Succedono, accadono senza che noi ne possiamo prevedere i tempi e la scansione. E tutto si basa su un sottilissimo e tenue filo di immagini, profumi, gesti evocativi. Un semplice tratto, una svista.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Tra simili ci si conosce al volo.&lt;br /&gt;Si riconosce un tratto, una svista,&lt;br /&gt;i sillogismi del cuore. Specialmente&lt;br /&gt;se poi un'ansia di coprire fa scoprire&lt;br /&gt;le carte, svelare i sogni, diciamo così.&lt;br /&gt;Ma è un gioco per pochi intimi e forse&lt;br /&gt;una tacita complicità destinata&lt;br /&gt;al suo privato oblio.&lt;br /&gt;That's all.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Tutta la densità del primo verso, vitalissimo e dal profumo intenso di una invocazione, si riverbera poi nella malinconia e quotidianità del finale. &lt;em&gt;That's all&lt;/em&gt;. Questo è tutto: come per chiudere una questione e rimandare tutto al prossimo pensiero, alla prossima poesia. Come uno scatto improvviso, uno struggimento che è già divenuto volontà di proseguire la bellissima storia verso un altro incontro. &lt;em&gt;That's all&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Il rapporto con il tempo è basato su un ambiguo atteggiamento di amore e odio. Filippo lo insegue dentro l'immobilità paradossale del suo trascorrere, fra le storie dell'esistenza e la storia personale dell'esistere: un tempo immobile, catturato nell'immagine del locale dove si gioca a biliardo e che immaginiamo avvolto nella semioscurità delle luci soffuse, tra i fumi e le persone che maneggiano la stecca da biliardo, magari un bicchiere poggiato sulla cornice del tavolo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;Se Ti incontrassi davvero&lt;br /&gt;al Bar del tempo&lt;br /&gt;forse pioverei nei tuoi occhi&lt;br /&gt;ma mi risucchierebbe di là&lt;br /&gt;la sala da biliardo&lt;br /&gt;e la fumea che ne colora le ore.&lt;br /&gt;Io giocare non so: preferisco guardare&lt;br /&gt;l'attimo in cui la canna&lt;br /&gt;schiocca sulla biglia color crema,&lt;br /&gt;afflitto come sono dalla smania&lt;br /&gt;di frenare gli istanti, di calarmi&lt;br /&gt;dentro la vita (Tu che faresti?)&lt;br /&gt;forse in quegli occhi Tuoi&lt;br /&gt;potrei arrestare l'ansia di questa corsa&lt;br /&gt;senza finale&lt;br /&gt;con le tappe intermedie che si accavallano&lt;br /&gt;se solo Tu abbandonando il bicchiere&lt;br /&gt;apparissi per caso sull'uscio&lt;br /&gt;a cercarmi di nuovo.&lt;br /&gt;Ecco, allora direi&lt;br /&gt;che forse non era grave scivolare&lt;br /&gt;sul piano verde tra i birilli scomposti&lt;br /&gt;se Tu venissi a chiedermi di andare&lt;br /&gt;perché s'è fatto tardi.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;La sala da biliardo, allora, diviene un bar assoluto del tempo, diventa un luogo altro e fuori dalla misura crono-logica, per seguitare a giocare coi paradossi di Davoli, un luogo nel quale si cerca con smania di frenare gli istanti (un altro paradosso: la frenesia della non frenesia); si spera, almeno si spera, di vedere comparire sull'uscio la figura di un altro incontro, in un'atmosfera cinematografica dall'intenso tratto figurativo: talché ci rimane impresso, assurdamente, il volto di un'assenza. La figura che si spera di vedere ma non si vede: &lt;em&gt;se tu venissi a chiedermi di andare / perché si è fatto tardi&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Affascinante questa capacità della parola di legarci all'assenza di un'immagine, più che all'immagine stessa (se tu venissi: ma non ci sei). In questo caso, cioè, l'andare via perché si è fatto tardi è proseguire lungo il filo di una bellissima storia con niente altro che la speranza di non essere più soli. Proseguire il cammino con il desiderio di un incontro e con la speranza che l'incontro ci possa essere, al bar del tempo e in un'altra poesia. In questo caso, davvero esemplare della poesia - o, se è ancora concesso usare tale terminologia, della poetica - di Filippo, c'è il racconto della contraddizione fra il desiderio di vivere nel mondo e la difficoltà ad esserci, a sincronizzarsi con i suoi movimenti; l'evocazione di uno scotto da pagare alla lucidità con cui si osservano le cose ma che impedisce però di aderirvi completamente. Il divario tra la contemplazione e la materialità del vivere, se si vuole: o ancora meglio, il contrasto tra chi il mondo lo vive da dentro, senza poterne valutare l'interezza, e chi invece è capace di uno sguardo sintetico, da un osservatorio privilegiato e complessivo, ma che il più delle volte, non potendo viverci dentro, subisce l'esistere come la condizione di un disadattato. Ma Al bar del tempo può ancora accadere l'evento dell'incontro; c'è lo scatto miracoloso di un accadimento che poi è sempre una ricerca e una speranza che tale accadimento si verifichi, più che la sua realtà e certezza. Ed entriamo, per l'ingresso principale, dentro un altro tema di Filippo, quello di una profonda intensa religiosità che anima molte sue pagine, direi anzi tutte, anche quando non s'affaccia con evidenza. Una religiosità che da una parte gli fa sentire l'altissimo valore e la responsabilità impliciti nel fare poesia, dall'altra tributa al poeta la capacità profetica dell'intermediazione tra il qui ed ora e l'Altro come altrove da qui. La ricerca tra gli uomini diventa anche una ricerca con gli uomini per una possibilità di riscatto più ampia. Con le parole che Filippo Davoli ama dire spessissimo: la poesia è un accessorio, è strumento. Non può esistere fuori dal mondo e dalla vita che lo anima.&lt;br /&gt;Ecco allora il senso radicalmente profetico della parola evocativa che galleggia nel bar del tempo: dice Davoli di aver voluto esplicitamente dialogare con il libro omonimo &lt;em&gt;Il bar del tempo&lt;/em&gt; di Davide Rondoni: "nel testo che dà il titolo al libro l'autore accompagna Gesù Cristo al bar. Qui ho sentito affiorare un'ipotesi di incontro ulteriore nello stesso bar" (vedi nelle note in calce al libro di Davoli).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Ebbene, sono sempre contrario alle note d'autore nei libri, perché mi danno l'impressione di una certa nostalgia che l'autore stesso ha per il proprio testo, quasi di volontà a non staccarsene del tutto nel consegnarlo ai lettori. Preferisco sempre l'ambiguità, preferisco che l'autore non dia segnali e che lasci scoccare dall'incrocio tra la sua anima e quella del lettore la scintilla dell'interpretazione. Tuttavia, qui, la spiegazione di Filippo ha un senso imprevisto, perché crea, come in abisso, in una vertigine di senso, l'occasione per un molteplice incontro: tra Davide Rondoni e Cristo; tra Filippo e Davide Rondoni (o meglio, tra le poesie dell'uno e dell’altro); tra Filippo e Cristo (o il desiderio di Cristo); tra Filippo e noi e così via ricostruendo i circoli che, dal più stretto al più esterno e ampio, vanno allargandosi poco a poco come cerchi nell'acqua. E vanno restituendoci il senso della poesia che è incarnazione del verbo. La poesia diviene allora parola che ha messo immediatamente in contatto l'uomo con l'uomo e l'uomo con sé stesso e con la propria ricerca del senso che ha il vivere (o il continuare a vivere: l'incontro con Cristo evoca forse il senso di una stanchezza per il tempo materiale?) e il medesimo fare poesia.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(Giovanni Cara)&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5976513422642969721-69099810780306372?l=padanopiceno.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://padanopiceno.blogspot.com/feeds/69099810780306372/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://padanopiceno.blogspot.com/2009/05/dopo-avere-letto-una-bellissima-storia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5976513422642969721/posts/default/69099810780306372'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5976513422642969721/posts/default/69099810780306372'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://padanopiceno.blogspot.com/2009/05/dopo-avere-letto-una-bellissima-storia.html' title='da &quot;Una bellissima storia&quot; (Stamperia dell&apos;arancio, 2000)'/><author><name>padanopiceno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15258218840259135819</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-_yF_iubB7K8/TymPkQIUB9I/AAAAAAAAAYM/K4WB6oE1wiE/s220/2005%2B-%2B04.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SrQUNIpIpxI/AAAAAAAAAPo/n_FKJ6Wdja8/s72-c/2000.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5976513422642969721.post-2702840861666272375</id><published>2009-05-24T04:08:00.000-07:00</published><updated>2009-09-18T16:15:43.172-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='poesia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='davoli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='antologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='loi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rondoni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='garzanti'/><title type='text'>da "Il pensiero dominante" (Garzanti, 2001)</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SrQUkKvx4uI/AAAAAAAAAPw/jGJmLgBVW00/s1600-h/2001.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" iq="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SrQUkKvx4uI/AAAAAAAAAPw/jGJmLgBVW00/s320/2001.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Se piove non è lo stesso in casa o fuori&lt;br /&gt;al tavolo di un bar&lt;br /&gt;vuoto nel vuoto, scuro&lt;br /&gt;nello scuro. E le femmine&lt;br /&gt;che corrono via nelle pozzanghere&lt;br /&gt;quando grida di sé la primavera&lt;br /&gt;e è come se le auto si fermassero&lt;br /&gt;e il cielo odora di vecchio e di nuovo.&lt;br /&gt;Madonna mia, che freddo,&lt;br /&gt;che bel freddo…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5976513422642969721-2702840861666272375?l=padanopiceno.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://padanopiceno.blogspot.com/feeds/2702840861666272375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://padanopiceno.blogspot.com/2009/05/da-il-pensiero-dominante-garzanti-2001.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5976513422642969721/posts/default/2702840861666272375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5976513422642969721/posts/default/2702840861666272375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://padanopiceno.blogspot.com/2009/05/da-il-pensiero-dominante-garzanti-2001.html' title='da &quot;Il pensiero dominante&quot; (Garzanti, 2001)'/><author><name>padanopiceno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15258218840259135819</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-_yF_iubB7K8/TymPkQIUB9I/AAAAAAAAAYM/K4WB6oE1wiE/s220/2005%2B-%2B04.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SrQUkKvx4uI/AAAAAAAAAPw/jGJmLgBVW00/s72-c/2001.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5976513422642969721.post-1953726681310645032</id><published>2009-05-19T05:40:00.000-07:00</published><updated>2009-09-18T16:17:16.949-07:00</updated><title type='text'>da "14 solitari" in "7 poeti del Premio Montale" (Crocetti, 2002)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SrQU1oSfIKI/AAAAAAAAAP4/1WAwMgx6_0A/s1600-h/2002.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" iq="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SrQU1oSfIKI/AAAAAAAAAP4/1WAwMgx6_0A/s320/2002.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&amp;nbsp;Ad apertura di pagina ha fermato la nostra attenzione per il suo talento aforistico, per l'economia del verso, la concentrazione dell'immagine e del senso:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Eppure si tratta di vita. Non c'è nient'altro, &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;e poi: &lt;em&gt;E' dolce anche sparire, // io credo. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Fulminante e materna l'ipotesi sulla morte nella poesia&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Forse proprio quando meno lo sospetti / il fiume si apre in falcate di cenere...&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;e indimenticabile la contemplazione illuminante della vecchiaia, con il suo prezioso chiasmo finale:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Invecchiare così è morire viendo. / Essere morti vivendo è un'altra cosa. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Quando un poeta come Davoli scende in profondità, tutto, comunque, irradia vitalità e giovinezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Maria Luisa Spaziani&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;*&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Ancora abbiamo preso la corriera.&lt;br /&gt;Sfrecciava a ottantacinque per le curve&lt;br /&gt;di Colfiorito, in direzione Roma.&lt;br /&gt;Non arrivava mai. Dentro la pelle&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;gualcita dei sedili, ricordava&lt;br /&gt;indelebili tracce di ricordi:&lt;br /&gt;primi baci nell'ombra che spiavo&lt;br /&gt;intimorito, o mia madre seduta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;che mi dava la borsa da indagare&lt;br /&gt;nelle tasche minuscole, e l'autista&lt;br /&gt;che commentava i campi e che la vita&lt;br /&gt;non è più come un tempo, si ricorda,&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Signora? Glielo diceva e avevo paura&lt;br /&gt;che me la volesse portare via.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;*&lt;br /&gt;Per la salita, fuori della porta,&lt;br /&gt;siedono a rinfrescarsi alcuni vecchi.&lt;br /&gt;Dalla mia scrivania spesso li vedo&lt;br /&gt;sottovoce annuire.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Dalle rughe gli si schiude un'innocenza&lt;br /&gt;misconosciuta, un delirio di grazia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Occhi che sanno fulminare il giorno&lt;br /&gt;e quella debolezza che santifica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Invecchiare così è morire vivendo.&lt;br /&gt;Essere morti vivendo è un'altra cosa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;*&lt;br /&gt;Forse proprio quando meno lo sospetti&lt;br /&gt;il fiume si apre in falcate di cenere&lt;br /&gt;e ha un sorriso di madre che prende&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;il fiume che ti porta per mano&lt;br /&gt;spegnendo chiassosi baccani,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;diluviando negli occhi che scendono.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Le cose che guardano noi&lt;br /&gt;a volte sorridono piano&lt;br /&gt;senza prenderci a bordo. Sorridono&lt;br /&gt;da un loro cosmo straniero.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Le cose che ci somigliano&lt;br /&gt;non siamo noi. Sono madri&lt;br /&gt;che ci guardano crescere piano,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;padri invecchiati a fianco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Le cose che cercano noi&lt;br /&gt;c piace guardarle guardarci&lt;br /&gt;e credere che ci vogliano bene&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;mentre ci sfiliamo dal corpo&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;per ricordarci chi siamo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;*&lt;br /&gt;Sto pensando alle mani&lt;br /&gt;che intagliarono le pietre&lt;br /&gt;e a chi scavò i solchi delle strade&lt;br /&gt;e scelse l'ordine per dare luce e vento&lt;br /&gt;ai borghi. Sto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;tra la gente che nessuno conosce&lt;br /&gt;e ricorderà. Mi sento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;felicemente nel flusso&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;come se all'orizzonte ogni cosa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;si riassorbisse lontana&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;da ogni suo tempo e rumore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Se queste mani del silenzio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;riapparissero, mi fermerei&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;alle vene, alle unghie, magari alle&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;linee del palmo, alle giunture. E se proprio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;vuoi, quasi spiando, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;all'attaccatura degli avambracci,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;ai polsi nodosi, ma basta:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;niente più, per pudore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;ché se la storia ha una sua traccia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;pure la cronaca un suo segreto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;universo. E' dolce anche sparire,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;io credo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5976513422642969721-1953726681310645032?l=padanopiceno.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://padanopiceno.blogspot.com/feeds/1953726681310645032/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://padanopiceno.blogspot.com/2009/05/da-14-solitari-in-7-poeti-del-premio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5976513422642969721/posts/default/1953726681310645032'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5976513422642969721/posts/default/1953726681310645032'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://padanopiceno.blogspot.com/2009/05/da-14-solitari-in-7-poeti-del-premio.html' title='da &quot;14 solitari&quot; in &quot;7 poeti del Premio Montale&quot; (Crocetti, 2002)'/><author><name>padanopiceno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15258218840259135819</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-_yF_iubB7K8/TymPkQIUB9I/AAAAAAAAAYM/K4WB6oE1wiE/s220/2005%2B-%2B04.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SrQU1oSfIKI/AAAAAAAAAP4/1WAwMgx6_0A/s72-c/2002.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5976513422642969721.post-5184761686033577942</id><published>2009-05-18T15:21:00.000-07:00</published><updated>2009-09-18T16:18:22.968-07:00</updated><title type='text'>da "padano piceno" (GED, Biblioteca di ciminiera, 2003)</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SrQVKIn1U_I/AAAAAAAAAQA/i_Va4Aolwjs/s1600-h/2003.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" iq="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SrQVKIn1U_I/AAAAAAAAAQA/i_Va4Aolwjs/s320/2003.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;padano piceno&lt;/em&gt; è libro di luoghi, esistenti o immaginari, di riflessioni, d’armistizio anche, con un universo solo apparentemente “altro”: s’attesta su diverse quote sostenuto da un’ottima uniformità stilistica che pone ogni pagina come fotogramma e sintesi, dove i piani della realtà sono un’energia imprevista, frammenti di tempo sospeso (&lt;em&gt;ma com’è gialla la luce di questo tramonto / delicato e opprimente, com’è lontana / la tua voce che mi parlava…&lt;/em&gt;).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;br /&gt;Tutto accade con naturalezza: il motivo centrale è l’antieroicità dell’accadimento osservato però con nitidezza (… &lt;em&gt;io penso che ci si cerca per blandirsi / almeno un poco, sibilando come fa il neon / per la paura di spegnersi o per la gioia / di aver varcato il silenzio un’altra volta&lt;/em&gt;), ed il bilanciamento avviene tra parentesi, allusivamente, tra astrazioni parsimoniose e progressioni. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;L’evidente pacatezza impressionista della tastiera linguistica di Filippo trova ampiezze - benché sobrie e rigorose - tra valenze evocative, specie nelle pause, nelle cesure e nella partitura asciutta non scevra di ritmica (...&lt;em&gt;Là si vive / fianco a fianco, in rispetti che si ignorano / tra le altre specie in superficie, là / ogni frammento di esistenza vale / tutta la verità &lt;/em&gt;) e punti di arrivo inerpicati nella soluzione verso una inversione alternativa, fortemente comunicativa e nuovamente d’esplorazione. Ogni poesia è - a dire il vero - un risultato di molti incontri situazionali e rivelatori. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La capacità di Filippo è trasformarli in “racconti” in “situazioni”, con svolte solo apparentemente impoetiche: come graffiti, graffi su di un muro. Ogni testo diviene qualcosa che deve esistere perché esistito prima di divenire testo. Privilegiato il percorso fedelmente aderente alla realtà, con mobilità di segni, di solchi da scoprire, di memorie, contatti, di incontri: &lt;em&gt;Ci diamo un appuntamento fittizio, perché ciò che importa / è sapersi già in viaggio da una cornetta / all’altra, a cerchio sul mondo. In fondo il nostro / è un incontro in volo: un brulicare / di pause, di fioriti silenzi. Ci congiunge / misterioso un fluire nel sogno.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fabiano Alborghetti&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;______________&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;*&lt;br /&gt;L’Ottanta fu una stagione di motorini.&lt;br /&gt;Le ragazzine le portavamo dietro&lt;br /&gt;per sentircele addosso nelle discese.&lt;br /&gt;Ma quella volta era tutto innocente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Innamorarsi era portarsi un segreto&lt;br /&gt;come una malattia di cui si ignori&lt;br /&gt;ogni sintomo. Eravamo innamorati&lt;br /&gt;tutti quanti della stessa ragazzina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non importa che fosse uno stecco incompiuto,&lt;br /&gt;un incarto di ossa, noi volavamo&lt;br /&gt;incauti nei suoi occhi, attendevamo&lt;br /&gt;un segnale qualunque per sognare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi l’altra parte della nostra vita&lt;br /&gt;ancora ci portava sulle giostre&lt;br /&gt;o alle piste di sabbia con le biglie,&lt;br /&gt;ancora con quell’unica innocenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E forse siamo rimasti, a distanza di secoli&lt;br /&gt;ormai, gli sprovveduti abitatori di un’alba&lt;br /&gt;priva di ombre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;POEMETTO DELL’ALBA&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;br /&gt;Sono fermo nell’alba, in quest’assenza&lt;br /&gt;totale di rumori e di coscienza.&lt;br /&gt;Fermo su me, palpandomi le maniche&lt;br /&gt;all’altezza del gomito, stringendomi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;un po’ più in me, come sul ciglio del mondo.&lt;br /&gt;Davanti ho il mio crocifisso di piombo,&lt;br /&gt;l’inchiodato fratello che resiste&lt;br /&gt;immacolato in quest’alba di pietra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sale il rosa, non il vento leggero&lt;br /&gt;che bruma l’aria e alleggerisce l’ora.&lt;br /&gt;Solo il mio struggimento di sasso&lt;br /&gt;varca il buio. E ci sono senza esserci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O forse mai così in me, mai così vigile&lt;br /&gt;ora che si concretano le parole&lt;br /&gt;e i sogni prendono corpo, e le visioni&lt;br /&gt;allucinate si fanno di carne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io sto nell’alba come sto nella vita:&lt;br /&gt;fermo su me in attesa del giorno,&lt;br /&gt;guardando scorrere un ruscello qualunque&lt;br /&gt;sotto di me, portarsi via le illusioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io sto con le parole che non si posano&lt;br /&gt;oltre l’abbaglio di un miraggio lontano&lt;br /&gt;che sembra farsi accanto ma sparisce&lt;br /&gt;anche quando non fa tremare nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io mi bagno nel nulla di una certezza&lt;br /&gt;impropria, fatta soltanto di memoria.&lt;br /&gt;Devo sguarnirmi del cuore, fissarmi soltanto&lt;br /&gt;in ciò che sembra, in ciò che appare e sembra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;vero, sembra consistere. Io vivo&lt;br /&gt;oramai come l’ombra di una pianta&lt;br /&gt;incapace di muoversi o restare.&lt;br /&gt;Ferma nel suo destino come in un limbo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;perché a slanciarsi trova la corrente.&lt;br /&gt;Fare tutto del niente, approfittare&lt;br /&gt;di una consolazione inesistente,&lt;br /&gt;di una provvisiora verità.&lt;br /&gt;Io so che all’alba si conosce l’aria&lt;br /&gt;che approssima il mattino e i suoi colori.&lt;br /&gt;Se qui l’aspetto dovrà giungere, credo.&lt;br /&gt;Oppure, se non giunge, aspetterò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io di qui non mi muovo, anche se penso&lt;br /&gt;che muoversi o non muoversi non muta&lt;br /&gt;la storia, se poi il cuore immacolando&lt;br /&gt;vibra solo su sé, sperso nel cielo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quante albe e misteri ho conosciuto…&lt;br /&gt;da qui, senza volerlo si scopre l’urto&lt;br /&gt;che inceppa l’universo, e le precarie&lt;br /&gt;stabilità degli uomini. Da qui&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;per l’erba o lungo il ciglio della strada&lt;br /&gt;s’affretta lesto il topo al nascondiglio,&lt;br /&gt;perché l’alba è alle porte. S’apre l’ala&lt;br /&gt;del colombo e la serpe un po’ s’acquatta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto si muove, intorno a me nell’alba.&lt;br /&gt;E tutto tristemente piega e cade.&lt;br /&gt;Se qualcuno gridasse, almeno potrei&lt;br /&gt;da qui lanciare un urlo di risposta,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;o una mano protendere, tentando&lt;br /&gt;un abbraccio che superi il saluto,&lt;br /&gt;una presa che regga. Da qui potrei&lt;br /&gt;dare segni di vita, dimostrare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;almeno a me che qualche cosa tiene.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;strong&gt;*&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Per noi randagi piove sempre una notte&lt;br /&gt;opportuna, un’occasione di scavi&lt;br /&gt;nella memoria delle campagne,&lt;br /&gt;una possibilità di voce. Le parole&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;escono da una stiva segreta&lt;br /&gt;quando le stelle se le porta lo scirocco&lt;br /&gt;e l’erba tumultua oltre il motore dell’auto.&lt;br /&gt;Spegni dunque i tuoi fari, concedi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;alla fronte uno spicchio d’aria lunare.&lt;br /&gt;Che il mare qui è un oceano d’occhi che spiano,&lt;br /&gt;un caldo fuori stagione che preme e chiama.&lt;br /&gt;La carta trema tra le nostre mani, la debolezza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ci spinge ad un silenzio che è sguardo e fuoco&lt;br /&gt;e luminosa è l’attesa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;*&lt;br /&gt;Io non sono padano che nel sogno&lt;br /&gt;e un po’ nella memoria. Non conosco&lt;br /&gt;come trame del mio respiro&lt;br /&gt;le luci d’Emilia e quell’aperta&lt;br /&gt;pace che rende il Secchia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però me lo vedo ancora mio nonno Davòli&lt;br /&gt;che disegna un leone sulla volta&lt;br /&gt;sdrucita del San Rocco di Carpi, i suoi&lt;br /&gt;passi che immacolando riemergono&lt;br /&gt;da queste voci dove non sta la mia storia.&lt;br /&gt;Chissà – me lo ripeto&lt;br /&gt;con la follia di chi illude nel tempo –&lt;br /&gt;se qui riposerò in una lingua anche mia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la mia orma reggesse tra questi cumuli&lt;br /&gt;di pioppi e portici…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;strong&gt;PIANURA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quei minuscoli insediamenti rurali&lt;br /&gt;che talvolta si avvistano nella Pianura&lt;br /&gt;padana, e sono tutti lontani, miraggi&lt;br /&gt;di natura inviolata, di non perso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dialetto. Intorno non c’è&lt;br /&gt;mai nessuno. Assomigliano&lt;br /&gt;a refrattarie archeologie del presente.&lt;br /&gt;Una nebbia leggera le sigilla&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;in una debole luce, malata,&lt;br /&gt;in cui gli occhi si stringono&lt;br /&gt;e la vita dilata. Filari sospesi&lt;br /&gt;nella giovinezza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;DOVE LA ROCCIA NON CROLLA&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Atterrando con pace in un tempo&lt;br /&gt;divorato dai lupi. Frugando l’aria&lt;br /&gt;nel ricordo sopito ma con che buio&lt;br /&gt;dentro, e le borse grondanti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di libri, e senza cucina, vuote le camere,&lt;br /&gt;schizzando da un lato all’altro della corda&lt;br /&gt;come scheggia impazzita che solamente&lt;br /&gt;un fondato amore può tenere all’àncora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con quanta ammirazione, un po’ trepidando&lt;br /&gt;in giorni sagome di verità, in lampi coscienti&lt;br /&gt;fino al caffè del risveglio di questa mattina&lt;br /&gt;un po’ in apnea per il sonno, un po’ galleggiando&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tra le mani già ignare del sangue&lt;br /&gt;che le attraversa, appena poco nascosto&lt;br /&gt;tra le giunture e le vene, che le anima e ferisce&lt;br /&gt;e solidifica, in un abbraccio d’orrore e conforto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che deve trattarsi dell’angelo dell’incontro,&lt;br /&gt;di un Abramo uscito in cerca della sua voce&lt;br /&gt;per una promessa serissima e invisibile,&lt;br /&gt;come un’orma sul mare. E lui via&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;per quella strana follia, l’irragionevole&lt;br /&gt;fuga dal certo. Pensa come tutto si sfalda,&lt;br /&gt;ciò che non ci appartiene, come svapora&lt;br /&gt;il mondo e solo rimane una traccia minima&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;al colmo della pagina. Pensa, come io faccio,&lt;br /&gt;lo sguardo che teme il destino e lo riconosce&lt;br /&gt;per segni che giungono alla rinfusa da altrove,&lt;br /&gt;chiamando a percorsi di mulattiera o in vicoli bui&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che solo in fondo aprono al panorama.&lt;br /&gt;Spettatori implicati e responsabili&lt;br /&gt;di una pazzia, per chi vive alla terra&lt;br /&gt;legato come formica a segmenti di cocci,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a figure di nebbia che bucano il vuoto. E invece noi&lt;br /&gt;piccole cose che confonde l’azzurro,&lt;br /&gt;noi come spuma in fuga sull’oltremare,&lt;br /&gt;su una riva difficile e irta,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dove la roccia non crolla.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5976513422642969721-5184761686033577942?l=padanopiceno.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://padanopiceno.blogspot.com/feeds/5184761686033577942/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://padanopiceno.blogspot.com/2009/05/lottanta-fu-una-stagione-di-motorini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5976513422642969721/posts/default/5184761686033577942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5976513422642969721/posts/default/5184761686033577942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://padanopiceno.blogspot.com/2009/05/lottanta-fu-una-stagione-di-motorini.html' title='da &quot;padano piceno&quot; (GED, Biblioteca di ciminiera, 2003)'/><author><name>padanopiceno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15258218840259135819</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-_yF_iubB7K8/TymPkQIUB9I/AAAAAAAAAYM/K4WB6oE1wiE/s220/2005%2B-%2B04.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SrQVKIn1U_I/AAAAAAAAAQA/i_Va4Aolwjs/s72-c/2003.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5976513422642969721.post-3221500298980887850</id><published>2009-05-15T19:27:00.000-07:00</published><updated>2009-09-18T16:20:19.691-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='casa-famiglia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='extracomunitari'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='educatore'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='poesia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filippo_Davoli'/><title type='text'>da GLI INCENDI (L'Arcolaio, Forlì, 2008)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SrQVk_apQAI/AAAAAAAAAQI/Imkpwg4rCLM/s1600-h/2008.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" iq="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SrQVk_apQAI/AAAAAAAAAQI/Imkpwg4rCLM/s320/2008.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;strong&gt;Introduzione alla lettura&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ci sono case dove tutto il mondo pare farsi terrazza. La casa di Filippo, a Macerata, è spalancata sui tetti. Certe case hanno dimestichezza coi cieli, coi venti di sud-est che strattonano le tende, con gli uccelli e le loro gazzarre. In queste case viene più spontaneo dare del tu al mondo.&lt;br /&gt;Ali si muove come se vivesse da sempre in questa casa. Oggi è triste perché è stato bocciato all’esame della patente di guida. Ali è afghano.&lt;br /&gt;Mi verrebbe da chiedergli se la sua terra è ancora quella che lessi anni fa in un libro di Peter Levi - un gesuita di buona reputazione: il deserto coi laghi salati pieni di schiuma, le montagne del Nuristan da cui si estraggono lapislazzuli e rubini balaschi, Jelalabad coi villaggi pastorali intorno come ai tempi di Virgilio, o Kandahar e i minareti azzurri dove fanno il nido le cicogne.&lt;br /&gt;Vorrei che mi dicesse che questi non sono solo i nomi tristi, deflorati dalla guerra.&lt;br /&gt;Alì è arrivato in Italia sputato da una guerra insonne.&lt;br /&gt;In casa, in questo momento, ci sono pure Arbi che è albanese e Adri, rumeno. Tre ragazzi.&lt;br /&gt;Arbi, il più minuto, si è appena svegliato e pare nello sguardo come uno di quei vecchi che non sanno più dormire.&lt;br /&gt;Filippo mi mostra le foto degli altri ragazzi, quelli che lui chiama “figli”: Kla, Almi, Dashi, Ahm, Dri, Ulali… Parla senza infingimenti.&lt;br /&gt;Filippo è un poeta e ai poeti, si sa, non si addicono i peccati.&lt;br /&gt;Essere padre per Filippo è una maniera nuova e vertiginosa di mettersi al mondo.&lt;br /&gt;Penso con consolazione che forse è finita l’epoca dei padri che devono sorvegliare la discendenza dagli occhi, dalla linea del naso o dalla propensione per il vizio o per la matematica.&lt;br /&gt;Forse è giusto che decadano i vecchi padri verticali come icone, quelli che lasciano ai figli i blasoni, le saghe, le patrie vere o presunte.&lt;br /&gt;Un tempo Dio aveva promesso ad Abramo una discendenza pari a quella delle stelle del cielo, ed una terra rugiadosa di latte e di miele.&lt;br /&gt;Invece, lo ha costretto nei mancamenti dell’esodo per giungere ad una terra scabra piena di sassi di luna. In quanto alla discendenza, la Scrittura è piena di donne sterili che urlano dalla loro matrice serrata. Che, quando mettono al mondo dei figli, dopo aver crepato il cuore, sono quasi sempre figli unigeniti. Dio aveva promesso ad Abramo la discendenza, poi gli ordina di schiantare l’albero con la radice. E’ da quel momento che è cominciata l’orfanezza del mondo, forse.&lt;br /&gt;Dal capo di Isacco bambino tenuto fermo sulla pietra, dai suoi occhi assorti nel buio del respiro.&lt;br /&gt;Oppure, da Abramo col coltello levato in aria che dice “Hinneni”, ”Eccomi”.&lt;br /&gt;O dalla bugia detta sul fare dell’alba, quando Sara la madre si raccomanda: “ Bada al bambino, perché lui ed io è come se fossimo un’anima sola” e Abramo il padre risponde: “Porto mio figlio a conoscere Dio”…&lt;br /&gt;E’ da questa storia scabrosa che la vicenda dei padri e dei figli unici si è incagliata sul fondo?&lt;br /&gt;Eppure Dio deve onorare la promessa: tanti figli quanto un acquario di stelle.&lt;br /&gt;Forse Filippo ha ascoltato la buona novella.&lt;br /&gt;Un tempo anche lui è stato figlio unico di una generazione ossuta e stenta. Ora è padre di molti figli.&lt;br /&gt;A cui ha assicurato, in un mondo di terrachiusa, la sua casa come l’approdo, l’asciutto a vista per ogni viandanza. Ma Filippo ha fatto di più.&lt;br /&gt;Ad ognuno dei figli ha insegnato la sua lingua, la bella lingua italiana i cui suoni aperti sembrano risonanti come conchiglie. A chi ha affilato la parlata nel deserto scortecciandola di consonanti, o ai giovani contadini d’Asia che parlano piano e roco come i colombi.&lt;br /&gt;Per questi figli che sono capitati in bocca all’Occidente, Filippo ha fatto sentire loro il sapore della nuova lingua con la quale devono vivere. Chi conosce una lingua mette al mondo il mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;em&gt;Se mi fai uscire dall’aula chiamo gli uccelli. / Fischio in un modo che loro capiscono / e mi fanno volare&lt;/em&gt;”, sussurra Ni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I figli di Filippo partiranno dalla casa sui tetti, è verso il mondo che dovranno stendere le braccia al largo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;em&gt;Se avessimo due mucche io saprei / come tirarne il latte e i peperoni / crescere furibondi in mezzo al campo / Non questo scuro piatto della fabbrica, / non questo mormorare della città&lt;/em&gt;”, dice Dashi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ogni padre, quando i suoi figli prenderanno il volo, lui non potrà impedire lo schiaffo dell’aria.&lt;br /&gt;Filippo sa, però, che se dovranno attraversare la notte incatramata sentendosi gli intrusi del mondo, sentiranno dentro le parole venire in bocca, come naufraghi sul labbro di una riva:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;essere come il carpino / mentre cresce il meriggio abitato / dai moschetti e dai passeri, / dal fondo della radice negli ariosi / fiocchi lungo i pendagli / spiccando il volo breve primaverile.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Le parole della notte metteranno al mondo il mondo e scuciranno nel buio un taglio di chiaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Lucia Tancredi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;Ali&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Un anno fa sono partito da casa&lt;br /&gt;e non posso chiamare se non ho soldi&lt;br /&gt;da mandare a mia madre. Che le direi?&lt;br /&gt;Ma non ci torno, non ci tornerò più&lt;br /&gt;a salutare i miei monti – lei, che pensava&lt;br /&gt;che in tutto il mondo si parlasse persiano”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;Al&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sto bene con questi matti, zio.&lt;br /&gt;E tu il più matto di tutti. E invece&lt;br /&gt;mi porteranno via, pare mi aspetti&lt;br /&gt;mia madre. Usciamo, zio.&lt;br /&gt;Andiamo a vedere l’aria dai tetti.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;Far&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;“Devi insegnarmi l’inglese.&lt;br /&gt;È a Londra che devo andare, qui mi trattengo&lt;br /&gt;per volere di altri. Là c’è mia madre.&lt;br /&gt;Ho scordato il mio nome: ora ne ho cinque&lt;br /&gt;e cinque età. Mi dovranno mandare,&lt;br /&gt;quando li avrò stancati con le bugie”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;Flo&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“A noi ci ha cresciuti la vita.&lt;br /&gt;E con il clarinetto mi faccio festa&lt;br /&gt;quando vorrebbe abbandonarmi il cuore.&lt;br /&gt;Quando sono venuto era per studiare.&lt;br /&gt;La vita, sempre lei, mi ha cambiato la strada.&lt;br /&gt;Ma il clarinetto viene sempre con me&lt;br /&gt;e quando è scuro la colora di luce.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;We&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Quando sarai vecchio ti porterò con la macchina.&lt;br /&gt;Tu mi hai insegnato Dante e la poesia,&lt;br /&gt;i miei bambini ti vorranno un gran bene.&lt;br /&gt;Anch’io come Leopardi ho sofferto tanto&lt;br /&gt;e sogno l’infinito. Ti porterò&lt;br /&gt;al mare, che ti fa bene per le ossa.&lt;br /&gt;E là ballerò per te un hip-hop scatenato:&lt;br /&gt;tutte le ragazze mi guarderanno,&lt;br /&gt;ma è con i versi che le stregherò.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;Leor&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Vieni a vedermi domenica, che gioco?&lt;br /&gt;Mi devi dire come metto i piedi&lt;br /&gt;e se ti piace come faccio gol.&lt;br /&gt;Io ho la testa nei piedi, me lo dicevano&lt;br /&gt;che ero piccolo ancora.&lt;br /&gt;Ma se l’allenatore mi fa giocare&lt;br /&gt;divento grande subito.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;Mod&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Io non mangio mentre mia madre muore.&lt;br /&gt;E muore perché non mangia, laggiù.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;Ak&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Vedi? La sigaretta che fumiamo&lt;br /&gt;qui che c’è freddo ma noi stiamo dritti&lt;br /&gt;e fermi, il fumo ci tocca gli occhi&lt;br /&gt;e ci teniamo il male che devasta.&lt;br /&gt;E questa è dignità. Ma ci fa bene&lt;br /&gt;fumarcela un po’ insieme, perché soli&lt;br /&gt;non si riesce a volte.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;Az&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Una manciata di molliche per i piccioni.&lt;br /&gt;Ai più infelici e timidi&lt;br /&gt;ne lanci di proposito, ma volano&lt;br /&gt;come proiettili il pane, come una caccia&lt;br /&gt;a trappola, non afferrano nulla,&lt;br /&gt;né il pane né la premura.&lt;br /&gt;Così il tuo gesto manca molti di noi.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;Avrei voluto infilarti in uno schema,&lt;br /&gt;cucirti di parole, renderti bello&lt;br /&gt;per opera mia. Sentirmi intelligente&lt;br /&gt;nel definirti. Mi sarebbe piaciuto&lt;br /&gt;rendermi indipendente dal tuo Nome&lt;br /&gt;oltre il pronunciamento. Sigillarti&lt;br /&gt;in un concetto, in un pensiero aperto&lt;br /&gt;che sembri dialogante.&lt;br /&gt;La vita che non ha nulla di eccezionale&lt;br /&gt;me la coltivo, dicevo, come un piccolo&lt;br /&gt;orto discreto. Illuminazioni del dire&lt;br /&gt;lo renderanno, ripetevo, unico.&lt;br /&gt;Ma il tuo Nome ritorna in altri nomi&lt;br /&gt;quando meno ti aspetto. Evocarti&lt;br /&gt;è il tuo sangue che ancora circola in me.&lt;br /&gt;Darti voce è incrociarti nelle cose.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5976513422642969721-3221500298980887850?l=padanopiceno.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://padanopiceno.blogspot.com/feeds/3221500298980887850/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://padanopiceno.blogspot.com/2009/05/da-gli-incendi-larcolaio-forli-2008.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5976513422642969721/posts/default/3221500298980887850'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5976513422642969721/posts/default/3221500298980887850'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://padanopiceno.blogspot.com/2009/05/da-gli-incendi-larcolaio-forli-2008.html' title='da GLI INCENDI (L&apos;Arcolaio, Forlì, 2008)'/><author><name>padanopiceno</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15258218840259135819</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-_yF_iubB7K8/TymPkQIUB9I/AAAAAAAAAYM/K4WB6oE1wiE/s220/2005%2B-%2B04.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_HefJq5WHUc4/SrQVk_apQAI/AAAAAAAAAQI/Imkpwg4rCLM/s72-c/2008.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
